Cari Amici,
dove eravamo rimasti con i nostri vagabonviaggi? È passato talmente tanto tempo che un po' mi sono persa ma vi giuro che ho tutta la volontà di recuperare. Per farlo ho bisogno di riavvolgere il nastro e di tornare indietro di tre anni, agli inizi di gennaio 2023, quando mio marito e io ci siamo messi in macchina e abbiamo seguito un itinerario indimenticabile. La prima tappa è stata ispirata dal mio personale spirito francescano. Si tratta di un posto dove soggiornò anche il Serafico Padre e che oggi ospita una comunità di frati. Siamo nelle Marche, nel territorio del piccolo borgo di Rotella, sulla strada che conduce al Monte Ascensione e l'oasi di pace risponde al nome di Eremo di San Francesco.
Si dice che il Santo Patrono d'Italia, passando di qui per recarsi in visita ad Ascoli Piceno nell'anno 1215, rimase per una notte in un già esistente monastero benedettino designandolo come luogo francescano. Entrando in quella che fu la cella destinata al suo riposo, una pietra indica il punto esatto in cui egli posò il capo. L'ambiente, com'è facile immaginare, è piccolissimo e si presta alla visita di massimo due o tre persone. È possibile anche sedersi su una panca e sostare in preghiera per qualche attimo. Ciò che mi è rimasto più impresso non è tanto il ricordo della stanza in sé ma una profonda sensazione di beatitudine come se il Santo, riprendendo il cammino l'indomani, ne avesse lasciato una scorta per chi sarebbe arrivato dopo di lui.
A questo convento Papa Niccolò IV donò una reliquia della Croce Santa e un prezioso calice d'argento. La prima è custodita presso il museo diocesano, il secondo è andato perduto. Dopo la soppressione del 1653, dal 1989 al 2009, la struttura ospitò la Comunità Incontro guidata da don Pierino Gelmini. In questo periodo il convento sembrò rivivere gli antichi splendori per poi ricadere nell'abbandono. Finalmente però, nell'ottobre 2015, dopo alcuni restauri di cui si fece carico l'associazione "Il Mandorlo", la chiesetta venne riaperta al culto e vi prese dimora la comunità dei giovani frati discepoli di Maria di Nazareth sotto la guida di padre Roberto Basilico.
La vita all'Eremo si fonda su quattro pilastri fondamentali: la preghiera, la vita fraterna, l'accoglienza e l'evangelizzazione, il lavoro manuale. L'opera di evangelizzazione è rivolta soprattutto ai giovani, ma tutti sono indistintamente i benvenuti. Qui si accoglie chiunque abbia bisogno di un colloquio, di un consiglio, di una guida spirituale e molte sono le testimonianze di persone che hanno trovato ascolto, conforto e serenità. C'è chi viene anche solo per ritrovare se stesso in un serafico silenzio che favorisce la riflessione e la meditazione.
Ma non c'è solo il lato spirituale. L'accoglienza prevede che prima e dopo ogni colloquio i pellegrini possano fermarsi presso il punto ristoro oppure visitare l'azienda con le coltivazioni e le stalle degli animali.
La comunità, infatti, è molto laboriosa e trova nelle varie attività un mezzo per sostentarsi e per tendere una mano ai più bisognosi. Le attività principali sono quelle agricola e di allevamento, integrate con i lavori di artigianato e la trasformazione delle materie prime.
Chi va in visita all'Eremo può dare un contributo acquistando rosari in legno d'ulivo, cofanetti, candele, oggetti in cuoio e terracotta, tisane officinali, prodotti alimentari e una gustosa birra artigianale.
Insomma, all'Eremo di San Francesco c'è attenzione sia verso lo spirito che verso il corpo e chi vi giunge per rifocillarsi l'anima può dare sollievo anche al fisico. Del resto la missione dei frati abbraccia tutto l'uomo sotto il profilo umano, appunto, religioso e spirituale. Come vi accennavo all'inizio, è passato parecchio tempo dalla mia visita ma ogni volta che guardo le foto e ricordo la strada che ho fatto mi vengono incontro le emozioni provate quel giorno e mi dico che viaggi come questo in realtà non si sono mai conclusi...
























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