Cari Amici,
una volta rinfrancato lo spirito all'Eremo di San Francesco, imboccando una strada un po' impegnativa, ci siamo diretti verso il centro di Rotella, un paesino alle pendici del Monte Ascensione abitato da poco più di 700 anime. Tanto per cominciare esso è annoverato tra i borghi autentici d'Italia e conta diverse frazioni, ugualmente ricche di storia ma purtroppo quasi tutte disabitate. Noi l'abbiamo percorso in lungo e in largo, avventurandoci nelle sue stradine assolate e solitarie, entusiasti per la nuova scoperta e tuttavia sconfortati a ogni porta sbarrata, finestra murata o scalinata diroccata che in silenzio parlava di abbandono.
A causa della dispersione dei documenti d'archivio non si hanno notizie certe sulle origini di Rotella. Si dice sia stata fondata dai Romani, in virtù del nome che allude alla pianta circolare e che deriverebbe da "rotula", ovvero lo scudo rotondo dei soldati, oppure da "Rutilio" il nome del console che la ricostruì dopo che un terribile terremoto l'ebbe rasa al suolo. Ad ogni modo non si esclude la presenza di un insediamento precedente. La storia che conosciamo, invece, è legata in gran parte a quella dello Stato Pontificio nelle Marche e il paesino che vediamo oggi è quello che prese forma dopo il 1775.
Nel marzo di quell'anno, infatti, delle copiose precipitazioni causarono una frana che in una sola notte portò via per sempre la chiesa di Santa Maria e l'antico monastero, parte della piazza e del palazzo pretoriale con diverse abitazioni e orti. L'unico sopravvissuto fino ai giorni nostri è il campanile, eletto simbolo del paese, che funge da torre civica.
Il borgo è molto carino ma effettivamente se non fosse per qualche macchina parcheggiata qua e là sembrerebbe davvero un paese fantasma. Tutto intorno il panorama spalanca il cuore e rilassa lo sguardo con distese infinite di verde.
Il monumento più importante di Rotella è la chiesa di Santa Maria a Pie' di Monte o dell'Icona che in verità non riversa in buonissime condizioni. È detta anche chiesa di Santa Viviana poiché ne conserva le spoglie donate da Ariodante Ciccolini. Secondo la tradizione un pellegrino che finì i suoi giorni in paese lasciò un'immagine di Maria Santissima, la cosiddetta Cona di Alfonso. Successivamente questa fu esposta alla venerazione dei fedeli e nel 1789 si costruì la chiesa vera e propria.
Delle frazioni di Rotella abbiamo visitato Capradosso. Anche qui le frequenti frane hanno suggerito agli abitanti di spostare le abitazioni facendo sì che "Capradosso vecchio" fosse definitivamente abbandonato. Capradosso è il paese del Venerabile Servo di Dio Fra' Marcellino dell'Ordine dei Frati Cappuccini di cui è in corso la causa di beatificazione. Ma Capradosso è anche la sede di un piccolo ma tanto apprezzato ristorante, il ristorante Lean, gestito dalla signora Natalina e da suo figlio Luciano. Ci hanno indirizzati qui due gentili signori spuntati dal nulla e noi ci siamo fidati del loro consiglio senza rimanere delusi.
L'entrata e gli interni ricordano molto i ristoranti degli anni Ottanta, semplici e dall'atmosfera familiare. Molta cortesia, zero formalità, ottimo cibo e prezzi onesti sono i punti forti di questo locale dove approdano gente del posto e viaggiatori impavidi in cerca del meritato relax. La signora Natalina ci ha raccontato di come, avendo perso il marito troppo presto, si è rimboccata le maniche e ha mandato avanti la sua attività con coraggio e determinazione. Il suo impegno è stato ricompensato non solo dalla clientela sempre soddisfatta e numerosa ma anche da diversi riconoscimenti.
La cucina di Natalina è quella tradizionale marchigiana e spazia dalla pasta fatta in casa alla carne, alle verdure, al pesce, ai salumi e ai formaggi artigianali. Il ristorante Lean è famoso per i piatti di baccalà cucinato nelle versioni più disparate. Noi abbiamo scelto un menù di carne in cui erano inclusi dei tagliolini ai funghi porcini eccezionali. Il nostro pranzo si è concluso in bellezza con un bicchierino di Mistrà della casa.
Anche la seconda tappa del nostro viaggio nell'entroterra ascolano si è rivelata un successo. Dopo il lauto pranzo e una chiacchierata amichevole con Natalina e suo figlio, eravamo già pronti per l'avventura successiva. Ho trovato che le Marche siano una regione con un non so che di mistico molto spiccato. Santuari e luoghi di culto immersi nel verde sono molto diffusi e in più è anche terra di cammini e pellegrinaggi. Non a caso la prossima fermata sarà un centro di spiritualità nel bel mezzo del nulla dove tante persone, ogni anno, trovano il loro tutto...
























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