Cari Amici,
dite la verità, avete subito pensato alla scampagnata del Lunedì dell'Angelo. E invece no, la Pasquetta di cui sto per raccontarvi è una tradizione con la quale in alcuni paesini del Molise e della Puglia si chiudono in bellezza le festività natalizie. La "piccola Pasqua" celebra l'arrivo dei Re Magi alla grotta di Betlemme e la gioiosa rivelazione di Gesù Bambino a tutte le genti del mondo con canti, suoni e tanto cibo. Anche se le temperature possono essere rigide e l'inverno impietoso, state pur certi che i cuori fanno presto a scaldarsi.
Alla vigilia dell'Epifania, la sera del 5 gennaio, è usanza che gruppi di persone, giovani e meno giovani, vadano di uscio in uscio, di bottega in bottega a rallegrare l'animo degli astanti. Portano loro la Pasquetta, cioè eseguono un canto popolare accompagnandosi con diversi strumenti, alcuni costruiti artigianalmente. Il canto della Pasquetta è un componimento augurale diviso in tre momenti. È possibile che ogni paese ne abbia una sua versione, ma le differenze sono davvero minime. A mo' di esempio, ve ne mostrerò due: la Pasquetta di Chieuti (Foggia, Puglia) e quella di Santa Croce di Magliano (Campobasso, Molise).
I cantori preannunciano il loro arrivo a suon di chitarra cosicché quando si presentano alla porta di qualcuno, questi è già pronto ad accoglierli. Dopo il saluto generale, ricordano a tutti che l'indomani è la Pasquetta invitando all'allegria e alla leggerezza del cuore.
Il canto prosegue con la narrazione dell'Epifania, di come i Re Magi si siano messi in cammino guidati dalla stella cometa e, arrivati davanti al Bambin Gesù, gli abbiano offerto ciascuno i loro doni. Sono tre sapienti venuti da lontano che percorrono la via con curiosità e letizia, facendosi compagnia durante il viaggio e discutendo tra di loro della nascita del Salvatore.
L'ultima parte del canto serve, come si dice, a dare la buonanotte ai suonatori. Ma i suonatori non sono disposti ad andarsene a mani vuote. Senza tanti giri di parole reclamano la loro "ricompensa" e chiedono qualcosa per poter festeggiare: dei maccheroni, del formaggio, una salsiccia, del vino, un dolcetto e un cicchetto. Altrimenti, aggiungono, "non partiamo".
E chi non sarebbe felice di condividere qualcosa con chi ha benedetto la propria casa o il proprio negozio con un auspicio di serenità e contentezza? Una volta ricevuto il tanto agognato dono, la compagnia si congeda augurando "buona Pasqua" e avviandosi verso la tappa successiva. Buona Pasqua?!? Ma è Natale! E vabbè, sarà una licenza poetica...
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