SALUTI DA UNA CITTÀ ANCORA DA SCOPRIRE

Cari Amici,
poche cose sulla faccia del pianeta Terra hanno fascino da vendere come i siti archeologici. Più si presentano trascurati, poi, più viene voglia d'indagare. Stavolta la vostra Teresita si è trovata alle prese con delle pietre davvero accattivanti, sebbene un po' dimenticate. Con la sua pala immaginaria ha scavato nella storia inimmaginata di una tranquilla cittadina sul mar Ligure ed è rimasta esterefatta davanti alla ricchezza di una civiltà che ebbe a che fare con diversi popoli fino ad arrendersi ai Romani. Il nostro tour parte da un cavalcavia, da un treno sempre in ritardo e da un diminutivo pressoché impronunciabile: Albintimilium.
Il cavalcavia è quello che passa sopra la ferrovia di Ventimiglia: qui, nell'ultima stazione italiana prima del confine, tutti i treni italioti finiscono la loro corsa per passare il testimone ai convogli francesi che naturalmente partiranno senza di voi arrivati, vostro malgrado, mezz'ora dopo il previsto. La realizzazione dei binari ha comportato una trasformazione radicale del paesaggio, fino a creare dei veri e propri nonsense. Se per esempio una duplice fila di blocchi di pietra in cima a una scalinata vi sembra tanto una strada, state sereni ché si tratta veramente di una strada. Sono i poveri resti della via Iulia Augusta che attraversava la città antica e arrivava fino in Gallia. Li troverete sospesi su una specie di balconata, unici superstiti sfuggiti all'erosiva avanzata del progresso.
Si chiama Ventimiglia, c'è chi scrive simpaticamente "XXmiglia", ma per i Romani era Albium Intemelium, aka Albintimilium. Era la città dei Liguri Intemelii, gli originari del posto per intenderci, che, stanziati ai piedi della collina di Collasgarba, tra una traversata in mare e una zappata nell'orto tenevano testa ai Greci di Marsiglia per conservare la propria indipendenza.  Durante la seconda guerra punica pensarono di allearsi con Cartagine e per un po' gli andò pure bene. Annibale collezionava vittorie su tutto lo stivale e loro, gli Intemelii, erano sicuri di essersi sbarazzati pure di Roma e dei Romani. Dopo sedici anni, però, i conti cominciarono a non tornare più. Non si sa come Roma liquidò i cartaginesi e si ritrovarono tutti punto e a capo.
La resistenza durò ancora un ventennio circa, fino al 180 a.C., quando i Liguri dovettero accettare il nuovo ospite assieme alle sue leggi e ai suoi costumi. Nell'89 a.C. Albintimilium divenne municipio romano regolato dal diritto latino e nel giro di quarant'anni era romanizzata a tutti gli effetti. In conseguenza di ciò i suoi confini si estesero verso la zona strategica della foce del Nervia. I testimoni dell'epoca parlano di un centro urbano ricco e fiorente e di cittadini occupati in alte cariche pubbliche e religiose. Effettivamente, gli oggetti di ogni genere e sorta conservati nell'Antiquarium non smentiscono le loro voci: marmi provenienti dalle terme, vasi, boccette di vetro, attrezzi per la toilette, gioielli, statuine, monete e utensili per la vita quotidiana mostrano un certo grado di benessere. Il pezzo forte è un set da viaggio in argento degno dell'ispettore Gadget. È costituito da un manico dal quale si diramano ben sette elementi ruotanti: un cucchiaio, un colino, un pulisciorecchie, un punteruolo, una forchetta, uno stuzzicadenti e un coltello. Figo, no?
Purtroppo anche Albintimilium subì una battuta d'arresto a causa delle invasioni barbariche e di altre vicissitudini storiche. Gli abitanti abbandonarono progressivamente la città per rifugiarsi sulle alture circostanti, il nome del municipio cambiò in Vintimilium e cambiò anche la storia.
La visita del sito inizia con l'Antiquarium, dal quale, attraverso una porta sul retro, si accede agli scavi. Fu l'archeologo ligure Nino Lamboglia (1912-1977) a condurre gran parte dei lavori usando, tra i primi in Italia, il metodo stratigrafico, e fu sempre lui a realizzare il famoso tabellone didattico che illustra le diverse fasi della scoperta. Pratici camminamenti sopraelevati percorrono tutta l'area e consentono di avere una chiara veduta dei perimetri degli edifici.
Le prime a venire incontro al visitatore curioso sono le terme del settore occidentale. Nonostante le moderne costruzioni sembrino lì lì per caderci sopra, si possono distinguere i due grandi vani affiancati che venivano riscaldati con dell'aria calda convogliata nell'intercapedine sotto il pavimento. Accanto vi sono la stanza dei forni, la piscina, lo spogliatoio e la palestra all'aperto. Le terme all'ingresso dell'ex ospedale Santo Spirito conservano invece due bei mosaici, uno a motivi floreali e geometrici e uno raffigurante Nereide in groppa a un delfino.
Procedendo verso il sottopasso che conduce al teatro del II secolo d.C., si scorge un pezzo della cinta muraria presso la quale sono state scavate molte sepolture.
In tutto questo il monumento meglio conservato è proprio il teatro. A vederlo è davvero uno spettacolo e se non fosse per le macerie intorno alle gradinate e ai due ingressi laterali quasi intatti, si potrebbe utilizzarlo per degli eventi culturali. Poco distante e visibile dall'alto del cavalcavia, c'è la Domus del Cavalcavia, una dimora gentilizia che occupava l'intero fronte di un isolato.
Se siete appassionati di antichità, questo è il vagabonviaggio che fa per voi. Vi consiglio tuttavia di munirvi di pazienza e leggere uno a uno i tabelloni informativi che troverete durante il percorso o, in alternativa, di chiedere col sorriso il servizio guida all'addetto di turno. Magari gli siete simpatici e vi accompagna nella vostra passeggiata. Io mi sono letta un opuscolo e sono andata via con la sensazione che ancora tanto ho da sapere sulla città dei Liguri Intemelii. Perché Albintimilium è ancora tutta da scoprire. 

Commenti