Cari Amici,
che vi devo dire stavolta? Chiusa una porta santa se ne apre un'altra. Erano solo gli inizi di gennaio quando ci siamo lasciati alle spalle il Giubileo della Speranza ed ecco che un nuovo evento dalla portata mondiale ha inaugurato il 2026: l'anno giubilare francescano. L'occasione è stata data dall'800° anniversario della morte di San Francesco d'Assisi (1226) ed è un invito a riscoprire e a seguire l'esempio del Poverello, testimone indiscusso e insuperato di santità e pace. Fino al 10 gennaio 2027 molte saranno le iniziative, ma direi che l'avvenimento straordinario è quello che ha avuto luogo durante questa Quaresima. Sto parlando dell'ostensione delle reliquie del Santo nella Basilica Inferiore di Assisi. Io non potevo assolutamente mancare e con un certo orgoglio sono stata tra i primi a venerare le suddette spoglie.
La visita suscita un misto di curiosità ed emozione. Nella teca c'è lo scheletro di uomo piccolino di statura, si dice neanche tanto attraente, e davvero si resta esterrefatti di fronte al povero chicco di grano che è germogliato e ha prodotto frutto per un'umanità intera. Chi, in questi giorni, nel pieno di una crisi internazionale, non vorrebbe che tutto si risolvesse con un semplice saluto, "pace e bene"? San Francesco vive e vive nel cuore di ogni uomo e donna che desideri in modo sincero un mondo dove tutti siano fratelli.
Ma come ha fatto Francesco ad arrivare fino a noi? Cominciamo dall'inizio, ovvero dalla sera del 3 ottobre 1226. Francesco sente avvicinarsi "Sorella Morte" e chiede ai suoi frati di adagiarlo nudo sulla nuda terra. È stremato da diverse malattie croniche e soprattutto dalle stimmate e prima di esalare l'ultimo respiro raccomanda loro la fedeltà al Vangelo. Siamo alla Porziuncola, laddove era nata la fraternità, fuori dalle mura di Assisi. Il giorno seguente la salma sarà portata nella chiesa di San Giorgio e qui riposerà per quattro anni.
Nel 1228, infatti, un cittadino di Assisi dona, tramite frate Elia, un terreno sul cosiddetto Colle dell'Inferno. Sembra che Francesco avesse espresso il desiderio di essere seppellito proprio lì. Papa Gregorio IX accetta il regalo e nel luglio di quello stesso anno, oltre a canonizzare il Poverello, posa la prima pietra della nuova chiesa. A seguire i lavori è frate Elia che in soli due anni riesce a far portare a termine la basilica inferiore.
Il 22 aprile 1230 Gregorio IX rinomina il luogo "Colle del Paradiso" e dichiara la chiesa dedicata a San Francesco "caput et mater" dell'Ordine Francescano. Poco più di un mese dopo le spoglie vengono traslate nella basilica accompagnate da una folla incredibile di frati, pellegrini e devoti. A questo punto accade un fatto increscioso la cui risoluzione dà inizio a un fitto mistero circa la sepoltura. Scoppiano dei disordini, le scorte armate del Comune prendono il sarcofago e lo trasportano in chiesa, stranamente l'ingresso viene interdetto persino alle autorità come il Ministro Generale dell'Ordine e i legati del Papa. Frate Elia, in gran segreto, si affretta a far seppellire il corpo sotto l'altare maggiore, nella roccia del Monte Subasio.
Per secoli questa segretezza avrebbe dato vita alle leggende più disparate, in particolare una che voleva il corpo del Serafico Padre sepolto in piedi, incorrotto, con gli occhi aperti rivolti verso il cielo, in una misteriosa "terza chiesa sotterranea". Soprattutto a partire dal XV secolo si moltiplicano i tentativi, anche non autorizzati, di trovare il corpo, accompagnati da racconti fantasiosi sullo stato di conservazione del Santo. Nel 1607 Papa Paolo V dispone la scomunica per chiunque che per qualsiasi ragione avesse fatto ulteriori scavi. Tra il 1755 e il 1756, Papa Benedetto XIV autorizza padre Ubaldo Tebaldi ad effettuare segretamente altre ricerche al fine di fare chiarezza sulla questione. Padre Ubaldo, giurando e chiamando "Dio in testimonio" afferma che non vi era nessuna terza chiesa e che il corpo di Francesco nessuno avrebbe mai potuto vederlo.
Arriviamo così nel secolo successivo, nel primo ventennio, quando avviene la vera svolta. Nell'agosto del 1818 papa Pio VII autorizza Giuseppe Maria De Bonis, allora ministro generale, a ricominciare le ricerche. Il primo tentativo, davanti all'altare della Concezione, purtroppo fallisce. Quindi si decide di scavare dal lato opposto, sotto il trono pontificio, verso l'altare maggiore. Cinque frati, per cinquantadue notti, tolgono il sonno ai cittadini di Assisi a colpi di piccone e scalpello. Il 12 dicembre 1818, alle dieci di sera, una picconata fa cedere il muro e appaiono una lastra di pietra, una gabbia di ferro, un sarcofago di travertino bianco e uno scheletro giacente. A questo punto il dubbio è lecito: si tratta di Francesco?
Bisognerà aspettare l'inizio dell'anno successivo affinché il Papa avvii l'indagine ufficiale nominando i vescovi delegati che ascolteranno i testimoni, apriranno il sarcofago, esamineranno le ossa e faranno un inventario degli oggetti rinvenuti nella sepoltura. Dopodiché gli atti verranno inviati a Roma.
Il 5 settembre 1820, dopo aver esaminato attentamente i documenti stilati dalla Commissione, Papa Pio VII annuncia che quel corpo appartiene a Francesco. Dopo 590 anni avviene la prima ricognizione e i resti vengono posti in una cassetta di metallo in attesa che venga costruita la cripta che li ospiterà. Nel frattempo non mancano guarigioni inspiegabili che fanno gridare al miracolo. La cripta neoclassica progettata da Giuseppe Brizi e Pasquale Belli è pronta ad accogliere il Santo già nel 1824. Quella attuale, ad opera di Ugo Tarchi, è invece del 1932. La illuminano una lampada votiva e il verso 33 del XXVI canto del Paradiso di Dante: "Altro non è che di suo lume un raggio". Sapreste dire meglio chi è San Francesco?















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