UNA PASSEGGIATA SULL'ISOLA CHE FISCHIA

Cari Amici,
l'estate è ancora tanto lontana e sembra proprio che tra noi e le nostre adorate spiagge intercorra un'eternità. Anche un giornata d'inverno però può regalare un po' di tepore a chi non ne vuole proprio sapere di starsene chiuso in casa. Per ricominciare a vivere bastano due passi a piedi, magari su un'isola, magari vicino al mare. Ed è proprio quello che abbiamo fatto io e la mia dolce metà il giorno di San Valentino: siamo approdati e abbiamo camminato per le strade di un'isola dove, pensate un po', si mangia, si beve e... si fischia.
Chi di voi ci è già stato ha capito subito che sto parlando di Ischia, la più grande delle isole del golfo di Napoli, detta anche "isola verde" a motivo della sua rigogliosa vegetazione. Noi abbiamo percorso il tragitto da Casamicciola Terme a Ischia Ponte, dove svetta lo stupendo castello aragonese, ma prima di incamminarci abbiamo reso dolce la partenza con una sosta da Calise.
La prima vetrina che attira l'attenzione dei turisti è senz'altro la Fischietteria del Corso dei gemelli Giuseppina e Francesco Mennella. Qui, in armonia con il detto "Ischia... l'isola dove si mangia, si beve e si fischia", si producono fischietti in terracotta per ogni esigenza. Qualcuno, in passato, si è trovato in difficoltà con la scelta e quindi, per venire incontro a chi non sapeva quale portare via, questi abili artigiani si sono visti costretti a creare una speciale collezione che troverete all'interno...

Proseguendo lungo la panoramica, sulla nostra destra, troviamo altri famosi Mennella, quelli che dal 1505 modellano terrecotte e ceramiche. La manifattura della terracotta ha qui sull'isola una tradizione antichissima, risalente ai Greci, e in giro si trovano oggetti di uso comune davvero notevoli. Colpisce, per le strade, l'uso delle maioliche agli ingressi delle case e dei negozi a mo' di insegna.

Camminando camminando non si può fare a meno di essere quasi ipnotizzati dal paesaggio circostante. Fino al castello è tutto un susseguirsi di scorci marittimi, barche, piccole casette immerse nei loro orticelli, stradine colme di negozietti. In questo periodo dell'anno l'isola non è affollata come d'estate e si può godere di tutto questo senza combattere contro gli spintoni della folla. 





Ed eccoci finalmente al monumento ischitano per eccellenza, il castello aragonese. Appena in procinto di attraversare il ponte che collega l'isolotto su cui è arroccato all'isola maggiore, la sensazione è la stessa che provai la prima volta a Castel dell'Ovo a Napoli: atmosfera calma e quello che io chiamo il "conforto del mare". Purtroppo non è stato possibile visitarlo, cosa che mi sono ripromessa di fare più in là, ma è bastata la sua vista a spalancarmi l'animo.
Stando a ciò che dicono i libri di storia, la fortezza fu costruita nel 474 a.C. da Gerone I, greco e tiranno di Gela e Siracusa. Successivamente venne trasformata secondo i gusti e le esigenze di popoli, barbari e casate varie fino ad arrivare nel 1441 quando Alfonso D'Aragona pensa di creare il ponte di collegamento. Lo stesso rinforza la rocca con solide mura entro le quali quasi tutta la popolazione ischitana trovò rifugio dalle incursioni dei pirati.
La cittadella sorge a 115 metri sul livello del mare e oggi ci si può salire grazie a un ascensore. Immaginate che nel Settecento questo scoglio ospitava quasi duemila famiglie e ben tredici chiese, oltre al Convento delle Clarisse e all'Abbazia dei Basiliani di Grecia. Dopo l'assedio inglese del secolo successivo, a partire dal 1823, il castello fu adibito a carcere e a prigione politica. Solo nel 1912 è tornato ad essere residenza con l'avvocato Nicola Mattera che lo acquista per il prezzo d'asta di 25.000 lire.
Mentre siamo in contemplazione di cotanta maestosità, come sempre capita a Napoli e dintorni, ci tocca fare amicizia con qualcuno e il signore in questione si chiama Peppino. Viene qui a passeggiare quasi tutti i giorni ed è suo piacere fare da guida ai forestieri. Ci racconta dell'amore tra la poetessa Vittoria Colonna, sposa di Ferdinando Francesco D'Avalos, e Michelangelo Buonarroti, uno dei tanti artisti che all'epoca frequentavano il maniero. Il poveretto, per vederla, percorreva addirittura un passaggio sottomarino parallelo al ponte. Questa versione dei fatti ci perplime un po' ma Peppino non ci fa caso e continua parlando dei Mattera, una famiglia triste perché segnata da troppe disgrazie. Vabbè, come si dice, anche i ricchi piangono...

La nostra passeggiata da turisti nullafacenti si è conclusa così, con l'ultimo sguardo al castello e al borgo di Ischia Ponte, l'acquisto di qualche souvenir e una visitina alla Chiesa di San Giovanni Giuseppe della Croce, patrono dell'Isola d'Ischia. Noi qui ci torneremo sicuramente. E voi?

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